Scritto il 26 01 10
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Il percorso si riferisce a ciò che si è, a cosa si fa e a come lo si fa: in estrema sintesi significa rendere visibile e comprensibile come si raccolgono e impiegano i fondi, alla luce della missione che ci si è dati.
Da più di quattro anni sul Sole 24 Ore, nella rubrica «Esame di bilancio», i consuntivi delle Onlus vengono analizzati alla luce di un benchmark che rappresenta un modello relativo all'efficienza della gestione, e che stabilisce che almeno il 70% delle risorse debbano essere impiegate nei progetti, mentre le spese di gestione e di promozione non devono superare il 30% delle entrate. Anche l'Agenzia per le Onlus ha fatto proprio il principio 70-30 nella redazione delle linee guida per le raccolte fondi.
Il bisogno di analizzare i risultati conseguiti, alla luce di standard comuni, e di renderli visibili si inserisce all'interno di un più generale percorso di maturità del Terzo settore. In questi anni l'impegno in trasparenza del non profit è dimostrato dalla crescente attenzione alla redazione dei bilanci annuali.
Ma la rendicontazione è solo un lato della medaglia. L'altro è rappresentato dall'accessibilità alle informazioni. Un bilancio contenente un esaustivo dettaglio di tutte le voci, magari realizzato nelle forme più evolute del bilancio sociale o di missione, è di per sé sterile se non è pubblico, facilmente reperibile da tutti i potenziali interessati.
A questo proposito è da segnalare positivamente la crescente tendenza a pubblicare i bilanci online e, negli ultimi mesi, a realizzare delle versioni sintetiche da accompagnare alle richieste di contributi.
Il fenomeno è trasversale ma non ancora universale. Sono numerose le associazioni che si caratterizzano per un lodevole impegno in termini di trasparenza, anche quando l'analisi del bilancio mostra inefficienze o aree di miglioramento.
Ma la scelta di essere trasparenti per quello che si è, anche nelle difficoltà, testimonia la volontà di creare una relazione di fiducia e di lungo periodo con i donatori e di mantenere gli impegni presi con i beneficiari. La trasparenza, poi, non sembra avere a che fare con le dimensioni e riguarda sia le piccole che le grandi organizzazioni.
D'altro canto, però, sono ancora numerose quelle che, piccole e grandi, trattano il bilancio come un documento di natura interna e non ritengono di doverlo condividere in forma pubblica e allargata, come può essere la pubblicazione online.
Alcune, poi, fanno riferimento a principi di trasparenza quali valori di riferimento, ma non rendono noti i propri dati, e c'è chi sceglie di non pubblicare il bilancio tutti gli anni.
L'accessibilità rappresenta dunque un'area generale di miglioramento per il settore, che comunque registra importanti passi avanti.
La trasparenza, però, porta con sé come logica conseguenza anche il confronto tra le diverse organizzazioni, una questione sicuramente delicata.
Sebbene sia vero che il Terzo settore si compone di una molteplicità di realtà diverse e che occorre procedere con cura nel mettere a confronto, per esempio, chi si occupa di ricerca con chi costruisce pozzi in Africa, oppure chi si finanzia esclusivamente con soldi privati rispetto a chi riceve contributi pubblici, rimane altrettanto vero che efficacia ed efficienza sono grandezze valutabili e comparabili.
Rimane da verificare se la trasparenza sia anche contagiosa e virale, in modo da diventare naturale modus operandi dell'intero settore, sempre a vantaggio del più generale obiettivo di fare del bene, fatto bene.
L'articolo è stato pubblicato su Il Sole 24 ore. Che ne pensate?